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Anatomia di un capolavoro

Paolo Romano ritratto alla Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dirige la sezione di Catania dell'Istituto per le Scienze del Patrimonio Culturale, che fa parte del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Credit: Danilo Pavone (ISPC-CNR).

Read in EnglishIn questa immagine, sto lavorando a una scansione a raggi X del Polittico di Sant'Antonio, una pala d'altare di Piero Della Francesca risalente al 15th secolo e oggi conservata a Perugia. Sto utilizzando una tecnica chiamata fluorescenza a raggi X, che proietta un fascio di raggi X, largo solo poche decine di micron, sulla superficie del dipinto.

I raggi X eccitano gli atomi dei pigmenti e fanno sì che emettano una radiazione caratteristica, che possiamo analizzare per creare una mappa della distribuzione degli elementi chimici sulla tela – senza causare alcun danno al dipinto.

La fluorescenza a raggi X è utilizzata fin dagli anni '80, ma per molti anni è stata applicata solo in modo puntuale, a superfici di piccole dimensioni. Noi dell'Istituto di Scienza dei Beni Culturali del CNR abbiamo sviluppato il primo sistema in grado di scansionare in modo continuo dipinti di grandi dimensioni in un'unica sessione, lavorando a un ritmo di 100 mm al secondo. Al Museo Capodimonte di Napoli abbiamo scansionato La Flagellazione di Cristo di Caravaggio, che misura tre metri per due, in soli due giorni.

Le informazioni che forniamo aiutano gli specialisti della conservazione, che possono capire dove e perché un dipinto si sta deteriorando. Gli storici dell'arte le usano per studiare l'evoluzione delle tecniche pittoriche e per ricostruire il processo creativo degli artisti. Nel caso del Caravaggio, per esempio, abbiamo ricostruito come sono cambiate le intenzioni dell'artista in corso d’opera, vedendo cose che la luce visibile non mostra. Possiamo anche ricostruire la storia dei diversi interventi di restauro, perché possiamo riconoscere i pigmenti originali da quelli aggiunti nel Settecento o nel Novecento.

Produciamo l'immagine in tempo reale, quindi il personale del museo non deve aspettare che ritorniamo in laboratorio per elaborare i dati. I restauratori possono vedere immediatamente se il risultato soddisfa le loro esigenze, e se necessario cambiare strategia. Un altro vantaggio fondamentale del nostro sistema è che si tratta di un laboratorio mobile. Non è necessario spostare l'opera d'arte dal museo, cosa che spesso sarebbe impossibile.

Sono un fisico e mi sono laureato all'Università di Catania con una tesi in fisica nucleare. Dopo aver lavorato a esperimenti di fisica delle particelle, ho vinto una borsa di dottorato per lo sviluppo di tecnologie per i beni culturali. Mi attirava perché avevo una passione per l'archeologia e l'arte, ma all’epoca fu una grande scommessa. Era il 1996 e quelle tecniche erano ancora agli albori.

Ora a Catania abbiamo un laboratorio di raggi X all'avanguardia, che fa parte di E-RIHS, l'infrastruttura europea sulla scienza del patrimonio culturale. L'accesso è gratuito per tutti gli utenti, sulla base di bandi competitivo pubblicati due volte l'anno. Il nostro prossimo grande progetto, a settembre, sarà lo studio del fregio pittorico della tomba di Filippo II di Macedonia vicino a Salonicco, in Grecia.

doi: https://doi.org/10.1038/d43978-022-00074-5

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